Su Wolf. 101

wolf 101C’era una volta reported.ly
Lezioni di giornalismo, social media e vita vera imparate sul campo 
di Marina Petrillo

Fino a pochi giorni fa ho fatto parte di un progetto sperimentale diretto da Andy Carvin per First Look Media: reported.ly, la prima testata in tempo reale nativa dei social media. Eravamo una squadra di sei persone, poi siamo diventati cinque, e per 20 mesi abbiamo coperto in diretta 18 ore al giorno, distribuiti su quattro fusi orari diversi. Ci siamo concentrati soprattutto su diritti umani, conflitti, diritti civili negli Stati Uniti, crisi dei rifugiati, Medio Oriente, America Latina e Africa. In breve tempo siamo riusciti a costruire una community globale e abbiamo vinto un premio dell’Online News Association. La nostra esperienza si è interrotta perché First Look ha smesso di finanziarci, ma stiamo esplorando altre strade per riprendere il nostro lavoro.

Intanto, qui c’è quello che ho imparato.

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Post-it
di Pier Luca Santoro

Le conversazioni sono notizie / Articoli à la carte / Algoritmo / Cherry picking / Adblock plus lancia una piattaforma di advertising / La doppia morale dei media / Mai dare la fedeltà [del cliente] per scontata

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Facebook ha bisogno di buoni contenuti
Tutto il resto è bolla
di Alberto Puliafito

Un po’ come la bolla di Adwords che, nei primi anni 2000 ha portato a comprare annunci su pagine che non contenevano un bel niente se non annunci pubblicitari per far soldi (più di quanto costasse portarci la gente sopra), si potrebbe pensare che – da tempo, mica solo da oggi – Facebook consenta di fare lo stesso. Solo che le bolle scoppiano e dovremmo imparare dagli errori del passato.

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Su Wolf. 97

wolf 97

Sul numero 97 di Wolf. si parla di formazione. C’è una parte dedicata ai partecipanti del primo corso di Wolf., dedicato alla SEO, con qualche considerazione sulla possibilità di organizzare eventi formativi diversi dal solito.

Poi si parla di SEO e si spiega, in maniera semplice, il rel=canonical.

Infine, la raffica di Post-it di Pier Luca Santoro (che trovi gratis solamente il venerdì su Datamediahub e invece, dal martedì al giovedì, fanno parte dei contenuti riservati agli abbonati di Wolf.)

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Su Wolf. 96

Wolf 96

E se Facebook decide di trasformarsi in AdBlocker? Sta davvero succedendo? In che modo?
E se le conversazioni su Facebook diventano tossiche? E se ti ammali di FoMO?
E se vuoi provare ad approcciarti alla formazione sugli strumenti delle professioni digitali, concepita in maniera differente?
E se vuoi una selezione ragionata di notizie da non perdere se ti occupi di media online?

È il numero 96 di Wolf. Trovi tutto abbonandoti. Anche l’archivio dei numeri precedenti.

Su Wolf. 95

Schermata 2016-09-01 alle 07.54.12Lo tsunami social sul #fertilityday, con l’intervento di Saviano (insieme a molti altri) mette d’accordo tutti e, come tutti gli tsunami social, è irrilevante. Un’analisi della campagna e del modo in cui è stata condotta non può prescindere, per esempio, dalle procedure con cui vengono affidati questi lavori (con urgenza, affidamento diretto o simili, visto che gli importi “ridotti” lo rendono possibile). Dagli obiettivi (si usa qualcosa di simile agli OKR nelle pubbliche amministrazioni)? Dal costo. Dalla misurazione dei risultati e del ritorno sugli investimenti.

Ne parliamo sul numero 95 di Wolf.

Ma sul numero 95 di Wolf. si affronta anche un argomento fondamentale per chiunque lavori online, magari facendo SEO: hai individuato la tua nicchia, hai lavorato bene e sei riuscito a conquistare buone posizioni in SERP per le parole chiave che desideravi. Bene. E ora? Sei pronto a convertire le persone che hai raggiunto grazie a queste operazioni? Come? Ne parlo a partire dal caso di un abbonato che ha raggiunto buoni risultati per keyword relative al tema dell’architettura dell’informazione. E siccome ottiene risultati perché fa un buon lavoro, si merita anche un backlink.

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Su Wolf. 94

Sul numero 94 di Wolf trovi una breve su algoritmi, verità e Facebook e una brevissima su Apple. E poi trovi un pezzo lungo che parla del punteruolo rosso e di una strada possibile per una startup. Il pezzo si intitola Rhynchophorus ferrugineus.

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Rhynchophorus ferrugineus
Di monopoli e competizione e di come si possa imparare da un coleottero e da Peter Thiel l’arte del lifestyle business

Luigi Barraco - Opera propria (personal work) - CC BY-SA 3.0
Luigi Barraco – Opera propria (personal work) – CC BY-SA 3.0

Il Rhynchophorus ferrugineus è meglio noto come punteruolo rosso.  È un coleottero ed è un parassita micidiale per molte specie di palme. La storia di queste palme – e dintorni – la racconteremo prossimamente in Slow News, perché è una storia che merita approfondimento e la giusta dose di lentezza. Qui su Wolf, come accade spesso, ci interessa prendere una questione che sembra radicalmente al di fuori della nostra linea editoriale per trarne insegnamenti.41puRJbtwkL._SX331_BO1,204,203,200_

Mentre ho appreso la storia del punteruolo rosso non ho potuto fare a meno di fare un collegamento con un libro che sto leggendo su suggerimento di un abbonato di Wolf.

Si tratta di Zero to One, di Peter Thiel (*). Per la cronaca, Peter Thiel è il miliardario americano co-fondatore di Paypal che si era messo in testa – riuscendoci – di distruggere Gawker per vendicare un pezzo che aveva rivelato il suo orientamento sessuale (qui tutta la storia).

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Su Wolf 93

Wolf 93

Sul numero 93 di Wolf. trovi

Whatsapp: un gruppo da seguire (segnalazioni per conversare sul tema) / Zuckerberg e la dolce vita (come la stampa italiana non affronta le questioni della Silicon Valley, correzioni non segnalate e altre storie) / Idee per nuovi servizi sul web (cosa si può imparare da esperienze personali e che idee ci possono venire) / Terremoto (una selezione di contributi su comunicazione e architettura dell’informazione) / Ecco a cosa serve il Verification Handbook (una testimonianza importante per capire come si possano applicare le tecniche di verifica delle notizie ricevendo feedback positivi dai lettori, rallentando un po’ ma migliorando l’offerta)

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L’internet delle vacanze è rotta
di Andrea Daniele Signorelli

Quest’estate la mia compagna e io abbiamo girolonzato per due settimane nei Balcani: Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia e Montenegro. Principalmente città e campagna, ma non ci siamo fatti mancare un po’ di mare. Ovviamente, avevamo dietro la fida Lonely Planet (Balcani Occidentali), ma approfittando del fatto che ovunque (negli appartamenti, nei bar, nei ristoranti, perfino in alcune spiagge) ci fosse il wi-fi a disposizione, abbiamo cercato parecchie informazioni anche online: le spiagge da vedere, qualche consiglio per evitare di rimanere incastrati nelle città più gettonate e altri suggerimenti sempre all’insegna della praticità. […]

mi sono affidato a Google (nota: le mie ricerche sono state anche in inglese, con risultati non così dissimili; per comodità mi limiterò alla parte italiana del problema). La parola chiave più generica era “spiagge kotor”, ma ho cercato anche con parole chiave classiche come “spiagge più belle kotor”, “spiagge meno affollate kotor” e parecchie altre, facendo la gioia dei vari articoli che utilizzano queste formule per attirare click. […]

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