L’algoritmo è il lettore

Illustrazione © Nicola Ferrarese
Illustrazione © Nicola Ferrarese

Quando si è trattato di prodursi in una previsione per il 2016 – sai, quelle cose che vanno tanto di moda in tutti i settori – per quanto riguarda il rapporto fra i contenuti e gli utenti, ho scritto che il 2016 sarebbe stato l’anno dei lettori.

Non perché credessi veramente che tutti si sarebbero spinti a occuparsi dei lettori, ma perché sono convinto che sia necessario farlo e ci credo io, così come la redazione di Wolf.

Cosa siamo senza lettori? Cosa sono i giornali senza lettori? Cosa sono le marche e i prodotti senza consumatori o utenti? Niente.

Sui tre giornali che di recente hanno cambiato direttore, tutti e tre i nuovi incaricati (Calabresi-Fontana-Montanari) hanno parlato di lettori al centro: non ci sarebbe nulla di nuovo, in realtà. La fiducia dei lettori nei mezzi di informazione è teorizzata e addirittura istituzionalizzata, nel giornalismo, dalla Legge istitutiva dell’Ordine (1969, mica ieri). È un interesse per il momento dichiarato, di cui non si possono ancora verificare i frutti. Il paywall poroso del Corriere, per il momento, non mi sembra affatto un servizio per il lettore, per capirci (e non credo che sia una soluzione alla crisi dei giornali, lo dico come semplificazione).

Il lettore che ci interessa – che ci dovrebbe interessare – è un essere attivo. Un individuo che non si limita ad arrancare «dietro al medium digitale che, agendo sotto il livello di decisione cosciente, modifica in modo decisivo il nostro comportamento, la nostra percezione, la nostra sensibilità, il nostro pensiero, il nostro vivere insieme» (cit. Byung-Chul Han, Nello sciame. Visioni del digitale . È uno dei consigli di lettura di Wolf.).

Eppure, cosa succede sul web oggi? Succede che Google, che rimane un fondamentale vettore di traffico per qualsiasi tipo di contenuto, ha un suo algoritmo. Facebook decide cosa mostrare nel News Feed di ciascun utente in base a un algoritmo. Persino Twitter starebbe per cedere alla tentazione algoritmica (o forse no, chissà). Ora, se la convenienza propria di Google sta nel dare all’utente la miglior risposta possibile (ma chi decide qual è la miglior risposta possibile per ciascuno? Diciamo che i dati di cui Google dispone sono un’ottima approssimazione, in senso stretto), almeno finché il motore di ricerca resta il suo prodotto più importante (nota bene: dare la miglior risposta possibile equivale a monetizzare di più e meglio), le convenienze proprie di Facebook e Twitter rimangono di monetizzazione tout court (quindi: necessità di tenerti all’interno e di non farti andare fuori, in perfetto contrasto con le necessità di chi, invece, utilizza i social per generare traffico sulle proprie properties).

Ecco perché, se vogliamo preoccuparci del lettore, bisogna ribaltare la prospettiva. Su Slow News e con Wolf. stiamo lavorando proprio a questo: alla costruzione di una comunità di lettori fedeli e interessati. Su Slow News, si radunano lettori interessati a un certo tipo di lettura, lenta e approfondita. Su Wolf, invece, arrivano interessati a una comunicazione di tipo B2B, fatta da professionisti per professionisti, con l’obiettivo di creare una rete di professionisti che possano anche darsi supporto vicendevolmente, creare conversazioni e opportunità concrete di collaborazioni e di lavoro. Entrambe le tipologie di lettori pagano (perché pagano il lavoro e pagano la qualità. Pagheranno fino a quando saranno soddisfatti del prodotto, quando non lo saranno più smetteranno di pagare: sono le loro scelte che determinano la sostenibilità o meno del nostro progetto. E le loro scelte sono determinate dal nostro lavoro: se risponde alle loro domande, vuol dire che funziona. Se no, dovremo inventarci altro).

È per questo motivo che Wolf ha un suo gruppo di discussione su Facebook (che presto diventerà anche un forum sul sito di Wolf). È per questo motivo che su Slow News stiamo lavorando a un meccanismo di personalizzazione delle newsletter che ci consentirà di offrire a chi ci legge qualcosa di estremamente profilato. Ma non scelto da una macchina.

L’algoritmo è il lettore.

Tutto il resto, per me, è accademia.

(AP)

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12 pensieri riguardo “L’algoritmo è il lettore”

  1. Commenti, comunità, rapporto con la redazione.

    E tono pacato, che è il contrario di quello che io troppo spesso vedo sul sito blu, “il social network sul quale litighiamo con coloro che conosciamo”, come disse qualcuno.

  2. Mi sono abbonato a slow news dopo aver ascoltato la presentazione del progetto su radio popolare, ed è d’allora che non perdo una vostra newsletter. Bravi continuate così! Conoscendo poco l’inglese (ho studiato francese) fatico un po’ a leggere gli articoli in madrelingua ma questa cosa ha ampliato il mio vocabolario. Sarebbe possibile avere anche delle traduzioni a fronte? So che sarebbe oneroso ma estremamente utile. Un suo ed un grazie a tutti

    1. Caro Paolo, intanto grazie per averci scritto. Sarebbe molto bello poter fare quel che ci chiedi. Chissà che un domani non si riesca. Purtroppo la traduzione di pezzi in italiano, oltre ad essere onerosa in termini di tempo, richiede anche un accordo con chi ha prodotto l’originale. Ma è una delle cose su cui ci piacerebbe lavorare, con i tempi che ci consente la sostenibilità di questo progetto.

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