Discovery Oligopoly: l’oligopolio della scoperta

discovery-oligopoly

Che cos’è l’oligopolio della scoperta (discovery oligopoly)? Forse rende peggio in italiano, ma ho preferito mantenere la traduzione letterale, perché si è parlato tanto di contenuto libero di raggiungere le persone, di persone che possono scoprire questi contenuti e invece la realtà – che è sotto gli occhi di tutti – è che questa liberazione dei contenuti e la conseguente loro scoperta è nelle mani di un gruppo di monopolisti.

Lo spiega molto bene Michael Wolf: una manciata di piattaforme digitali controllano ciascun passo del viaggio del consumatore. Dalla visibilità dei contenuti preferiti alla ricerca, dai risultati correlati e curati alle promozioni sui contenuti,dagli annunci sponsorizzati alla fruizione su piattaforme proprietarie.

Sono Google, Facebook, Amazon, Apple, Microsoft (piattaforme USA espanse in tutto il mondo occidnentale) e Alibaba, Baidu e Tencent, QQ e (per il mercato cinese). Queste strane sette sorelle detengono un oligopolio di fatto del viaggio del consumatore, dall’accesso alla scoperta al consumo.

discovery-oligopoly

Ecco perché, se il 2017 sarà, per forza di cose, l’anno della convivenza con questo oligopolio (tocca imparare a conviverci e forse non è troppo tardi per farlo), il 2018 dovrà per forza di cose essere l’anno dell’exit strategy (o almeno della pianificazione, prima che sia troppo tardi per farlo). Che pure non è sufficiente, da sola, a sistemare le cose (non può esserlo, in un regime di oligopolio).

[Se vuoi approfondire, abbonati a Wolf]

deeds

Mettendo insieme una serie di considerazioni proposte ai lettori di Wolf, mi sono inventato la DeedS.

Deed è una parola inglese che, letteralmente, significa «azione compiuta intenzionalmente, scientemente». Ma anche “azione nobile o coraggiosa”.

È una parola che mi piace molto. Ed è anche un acronimo perfetto per quello che mi sembra essere l’approccio più corretto al digitale. Deeds è un acronimo che sta per Digital Entry, Exit and Detox Strategy

Non ha senso parlare di detox digitale o di exit strategy se non si parla anche di alfabetizzazione al digitale e di comprensione del digitale come elemento del reale. Di come essere digitali da esseri digitali. Di come esserci. Non ha senso disintossicarsi se non si prende coscienza del fatto che digitale è reale. Ma non ha nemmeno senso parlare di realtà del digitale senza essere consapevoli delle patologie che comporta (per esempio, il FOMO, fear-of-missing-out), che esistono e sono peculiari. La Deeds funziona sia per le persone sia per le aziende (la cui presenza nel digitale è spesso affidata a improvvisazioni o – peggio – a venditori di fuffa), che devono trovare la loro strada per essere, esistere anche nel digitale, cercando di sfruttare le aperture che lasciano, giocoforza, gli oligopolisti (è la loro convenienza specifica).

Prendere coscienza dell’oligopolio è un primo passo per capire l’ecosistema nel quale viviamo e operiamo. Applicare le azioni della DeedS, cioè capire come essere digitali, come uscire dall’oligopolio, come disintossicarsi dagli elementi tossici (come le breaking news, per esempio, o il flusso continuo dei social) e agire di conseguenza dovrebbe essere alla base di una strategia chiara e sana per le proprie attività (e anche per la propria vita).

[Se vuoi approfondire, abbonati a Wolf]

Un pensiero riguardo “Discovery Oligopoly: l’oligopolio della scoperta”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *