Su Wolf 123. Novità sui media e su internet nel 2017 e il referendum

Cosa succederà su internet e nel mondo dei media nel 2017?Cosa succederà su internet, sui media, nel mondo della tecnologia, nel 2017? I forecast sono un grande classico di questo periodo dell’anno. Su Wolf, Alberto Puliafito analizza – con collegamenti personali e laterali – la presentazione delle previsioni di un nostro omonimo illustre, Michael Wolf – basate su dati reali e sondaggi su campione U.S. di 5000 consumatori abituali di internet e media.

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Pier Luca Santoro fa un’approfondita analisi delle conversazioni in rete sul tema Referendum costituzionale.

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Poi, cos’è successo nel frattempo? Argomenti di conversazione sviluppati sul gruppo di conversazione di Wolf. Slack che trolla Microsoft (ma chi vince?), Glocal che si avvicina, otto cose imparate sul giornalismo nel 2016 e il Google News Lab.

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Discovery Oligopoly: l’oligopolio della scoperta

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Che cos’è l’oligopolio della scoperta (discovery oligopoly)? Forse rende peggio in italiano, ma ho preferito mantenere la traduzione letterale, perché si è parlato tanto di contenuto libero di raggiungere le persone, di persone che possono scoprire questi contenuti e invece la realtà – che è sotto gli occhi di tutti – è che questa liberazione dei contenuti e la conseguente loro scoperta è nelle mani di un gruppo di monopolisti.

Lo spiega molto bene Michael Wolf: una manciata di piattaforme digitali controllano ciascun passo del viaggio del consumatore. Dalla visibilità dei contenuti preferiti alla ricerca, dai risultati correlati e curati alle promozioni sui contenuti,dagli annunci sponsorizzati alla fruizione su piattaforme proprietarie.

Sono Google, Facebook, Amazon, Apple, Microsoft (piattaforme USA espanse in tutto il mondo occidnentale) e Alibaba, Baidu e Tencent, QQ e (per il mercato cinese). Queste strane sette sorelle detengono un oligopolio di fatto del viaggio del consumatore, dall’accesso alla scoperta al consumo.

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Ecco perché, se il 2017 sarà, per forza di cose, l’anno della convivenza con questo oligopolio (tocca imparare a conviverci e forse non è troppo tardi per farlo), il 2018 dovrà per forza di cose essere l’anno dell’exit strategy (o almeno della pianificazione, prima che sia troppo tardi per farlo). Che pure non è sufficiente, da sola, a sistemare le cose (non può esserlo, in un regime di oligopolio).

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Mettendo insieme una serie di considerazioni proposte ai lettori di Wolf, mi sono inventato la DeedS.

Deed è una parola inglese che, letteralmente, significa «azione compiuta intenzionalmente, scientemente». Ma anche “azione nobile o coraggiosa”.

È una parola che mi piace molto. Ed è anche un acronimo perfetto per quello che mi sembra essere l’approccio più corretto al digitale. Deeds è un acronimo che sta per Digital Entry, Exit and Detox Strategy

Non ha senso parlare di detox digitale o di exit strategy se non si parla anche di alfabetizzazione al digitale e di comprensione del digitale come elemento del reale. Di come essere digitali da esseri digitali. Di come esserci. Non ha senso disintossicarsi se non si prende coscienza del fatto che digitale è reale. Ma non ha nemmeno senso parlare di realtà del digitale senza essere consapevoli delle patologie che comporta (per esempio, il FOMO, fear-of-missing-out), che esistono e sono peculiari. La Deeds funziona sia per le persone sia per le aziende (la cui presenza nel digitale è spesso affidata a improvvisazioni o – peggio – a venditori di fuffa), che devono trovare la loro strada per essere, esistere anche nel digitale, cercando di sfruttare le aperture che lasciano, giocoforza, gli oligopolisti (è la loro convenienza specifica).

Prendere coscienza dell’oligopolio è un primo passo per capire l’ecosistema nel quale viviamo e operiamo. Applicare le azioni della DeedS, cioè capire come essere digitali, come uscire dall’oligopolio, come disintossicarsi dagli elementi tossici (come le breaking news, per esempio, o il flusso continuo dei social) e agire di conseguenza dovrebbe essere alla base di una strategia chiara e sana per le proprie attività (e anche per la propria vita).

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Su Wolf 122

Wolf 122Il numero 122 di Wolf propone un menù particolarmente ricco, riservato a chi si abbona.

Virginia Fiume – abbonata al nostro magazine B2B, molto attiva nella nostra comunità di conversazione – ha conversato con Federico Badaloni. Ne è venuto fuori un pezzo molto interessante in cui si parla di architettura dell’informazione e in cui Badaloni risponde alle nostre critiche relativamente alla modalità scelta per interagire con i lettori nella riprogettazione della home page di Repubblica.it.
È un contenuto ideale, per Wolf, perché mette insieme la ricchezza dell’avere una comunità di riferimento di addetti ai lavori e interessati, la necessità di ricreare un ecosistema in cui si può parlare nel merito delle cose veramente, uscendo dalle logiche italiche del si fa ma non si dice, e si dà spazio a critiche e risposte alle medesime, in un circolo virtuoso che non può che aiutarci a migliorare.

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Pier Luca Santoro fa una selezione ragionata delle notizie imperdibili di oggi. I temi.

Il Manifesto “batte” tutti / Se il lavoro digitale ci riporta all’Ottocento / Facebook e non solo, un gorilla in redazione / Un caso di pessimo crisis management / Twitter & El Pais / La verità mi fa male lo sai / Sempre la stessa storia / L’uso di Facebook: cinque strategie a confronto / Giornalisti e testate cinguettano [quasi] solo tra loro /

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Alberto Puliafito fa un’analisi delle dichiarazioni che riguardano il futuro di una testata verticale potenzialmente molto interessante: Calcio e Finanza.

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Su Wolf. 121

guerra-dei-cloni

Facebook copia Snapchat e cerca di comprare Snow che è un clone di Snapchat, Twitter vuole diventare Facebook e finisce come stiamo vedendo. Intanto WeChat segue una sua linea e logica, che lo porta a far concorrenza nientemeno che all’App Store della Apple. Come andrà a finire?

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Pier Luca Santoro seleziona le notizie imperdibili nel mondo dei media e della comunicazione e le commenta da par suo. Oggi su Wolf si parla di:

Libertà di stampa / Casi dai quali imparare / Traffico internet sempre più mobile / Pubblicità locale / Snapchat / Startup editoriali / Facebook /

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Media, piattaforme e pubblicità: un po’ di numeri. Dopo averci raccontato come sopravvivere a Facebook, Andrea Signorelli fa il punto a suon di dati.

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Sul Manifesto di oggi, lo speciale Datamediahub su social (e SEO).

Su Wolf. 120

bollaIl GAAP delle stock option Il destino di tutte le bolle è segnato. Scoppiano. Una nuova bolla si aggira nel mondo della Silicon Valley e Maurizio Sgroi la spiega su Wolf. È anche una nuova anteprima di Crusoe, il cui crowdfunding di pre-abbonamento sta per chiudersi.

[Per leggere Il GAAP delle stock option / Un’altra bolla fra le OTT, abbonati a Wolf. Avrai accesso a tutto l’archivio]

Post-it – La selezione delle notizie di Pier Luca Santoro propone, come di consueto, le notizie imperdibili per chi si occupa di informazione, comunicazione, giornalismo. Oggi il menù propone:
Time-Shifting / Scomodo / Un filtro di 8 secondi / Fast Fashion / L’arte di vendere milioni di libri… da distruggere / Il valore della fiducia / Italiani, popolo di [nuovi] analfabeti

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Cos’è successo nel frattempo – Come tutti i martedì, una carrellata di temi che hanno fatto discutere il gruppo di conversazione di Wolf e che vale la pena riprendere per fare considerazioni. Oggi il menù propone: Anteprima Crusoe: Sgroi spiega le stock option secondo le OTT / Facebook vs Snapchat / Facebook e i branded content / Twitter: abituarsi alla fine / Spacchettare / Verifica

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