Corso SEO di Wolf (per tutti)

Corso SEO WolfQuesto è il primo corso SEO di Wolf. Speriamo che sia il primo di una lunga serie di eventi formativi che hanno come scopo quello di agire in maniera radicale anche sul concetto di evento formativo: niente lezioni frontali, molta pratica basata soprattutto su case history sulla base dell’esperienza reale di chi insegna e sulle domande degli iscritti, raccolte prima del corso.

Chi lo tiene? Alberto Puliafito

Quand’è? Il 6 settembre

Dov’è? A Milano (in location facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. A breve l’effettiva destinazione).

Quanto costa? Il corso costa 100 euro + IVA 22%.

Ma se hai sottoscritto un abbonamento a Wolf puoi pagare quanto vuoi e quanto puoi. Chiaramente, puoi anche abbonarti subito prima di fare il corso, per approfittare di questa offerta. Nel caso, però, scrivici per sincerarti che ci sia ancora posto.

  • Perché per gli abbonati a Wolf vale il “paga-quanto-vuoi”? L’idea è nata da due abbonati di Wolf sul gruppo di conversazione del nostro magazine. Che è qualcosa di più di un magazine: è un modo di vedere il mondo. Ci è sembrato un modello da provare e da utilizzare, perfetto per Wolf. Perché si basa sulla fiducia, sulla condivisione, sul reale valore aggiunto.Quante persone possono partecipare al corso al massimo? Non più di 20.Quante persone ci vogliono perché il corso si tenga? Almeno 3 paganti il prezzo pieno (è una questione di spese da coprire).Di cosa si parla? Di SEO, ovviamente. Di SEO editoriale. Di preconcetti da sfatare. Del funzionamento di Google e di casi concreti di posizionamento da studiare insieme e gestiti direttamente dal docente. Del motivo per cui i motori di ricerca non moriranno e del motivo per cui la SEO va conosciuta. Di tutti i pregiudizi da sfatare. Della SEO come promozione naturale dei nostri contenuti. Ma la cosa interessante è che il programma lo possiamo costruire insieme. Verranno infatti analizzate le case history proposte dai partecipanti al corso e raccogliamo sul gruppo di conversazione domandeprima del corso stesso. In questo modo il corso diventa anche un’occasione di confronto e di “consulenza”.

    Per il momento, le domande che sono state fatte genereranno questo tipo di “moduli” ad hoc:
    – SEO e social
    – La sitemap, spiegata in maniera semplice

    Puoi lasciare le tue domande, dopo aver effettuato almeno la prenotazione, fra i commenti di questo post.

    Qual è il livello? Ci piacere definirlo “avanzato“. Perché di fatto si andrà oltre le basi della SEO editoriale classiche. L’obiettivo è quello di offrire a tutti i partecipanti le competenze specifiche per cominciare a fare SEO editoriale a vari livelli, senza fermarsi alla superficie e a buone pratiche che vengono suggerite un po’ ovunque. Per questo motivo ci baseremo su casi concreti e proposti dagli stessi partecipanti. Tuttavia, è un corso che non richiede basi tecniche di partenza diverse dall’avere dimestichezza con l’ecosistema internet, quindi è accessibile a chiunque si cimenti con il web quotidianamente. Diciamo che se i tuoi dubbi sono: “mi apro un sito o un blog”, questo corso non fa per te.

    Quali sono le letture base consigliate come propedeutiche al corso?
    – La guida SEO di Google.
    – I post sulla SEO proposti da Wolf (solo per abbonati)
    – I post sulla SEO proposti sul sito albertopuliafito.it
    – Il libro SEO e SEM. Guida avanzata al web marketing

Pokémon Go, l’avamposto di Google per la guerra contro Facebook

Pokémon Go è senza dubbio l’applicazione del momento. Genera hype, dipendenza, comportamenti assurdi, snobismo e, purtroppo, nella maggior parte dei casi, posizioni completamente acritiche e totale assenza di analisi, anche fra giornalisti. L’unica cosa che emerge nelle conversazioni sociali è il tifo: ci sono quelli che ci giocano e non vogliono che li si critichi, quelli che criticano, quelli che criticano chi critica.

Ma Pokémon Go è anche abbonati a wolfl’avamposto di Google per la guerra contro Facebook.

Gli abbonati di Wolf hanno già avuto modo di leggere questa interpretazione di alcuni indizi (e di qualche prova concreta) in anteprima. Visto che, però, non se ne trova traccia nell’ecosistema mainstream, è bene, eccezionalmente, parlarne anche free.

Il primo indizio che dovrebbe far insospettire tutti è il fatto che Pokémon Go si appoggi sulle mappe di Google. L’interfaccia grafica, infatti, non è nient’altro che una rivisitazione di Google Maps.

Il secondo indizio, in realtà, sarebbe il primo in ordine temporale, dopo che si scarica il gioco. Ma uno magari non ci pensa subito, ci fa caso dopo. Pokémon Go non dà la possibilità di registrarsi e accedere tramite FacebooPokemon Go Google vs Facebookk. Ci si può creare un account direttamente sull’app oppure accedere direttamente attraverso il proprio account Google. Conosci altre app che nel 2016 hanno fra l’altro l’obiettivo di diventare quanto più virali possibili e che non consentano di accedere alla app tramite Facebook? Pensi che possa essere un caso, un errore o una scelta specifica?

Il terzo indizio richiede l’uso di Google, una volta che ci si è posta qualche domanda sui primi due. Pokémon Go è un gioco sviluppato da Niantic, Inc. Niantic, Inc. prima di chiamarsi così si chiamava Niantic Labs. Niantic Labs era stata fondata all’interno di Google da John Hanke nel 2010. John Hanke era stato acquisito con Keyhole, la sua start-up, da Google nel 2004 (e aveva sviluppato, internamente alla compagnia di Mountain View, Google Earth e Google Maps). Con Niantic e dentro Google, Hanke sviluppa Ingress, un videogioco di realtà aumentata che ha come interfaccia grafica le Google Maps e come campo di gioco il mondo (solo che, a differenza di Pokémon Go, è anche bello. Non diventa virale: fa circa 14 milioni di download e 250mila persone partecipano a eventi dal vivo organizzati nell’ambito del gioco) e una app di viaggi, FieldTrip.

Nel 2015 nasce Alphabet (la compagnia madre di Google) e Niantic diventa una società indipendente. Al momento dell’uscita, però, i rapporti fra Niantic e Google restano ottimi. Anzi, forse qualcosa di più. Sulla pagina Google+ di Ingress si legge (il 12 agosto 2015):

«Porteremo la nostra miscela unica di esplorazione e divertimento ad un pubblico ancora più grande, con alcuni sorprendenti nuovi partner che si uniranno a Google come collaboratori e sostenitori».

Quindi, Google resta come investitore. E se ne annunciano altri, così come si annunciano progetti rivolti a un pubblico più ampio. Contemporaneamente, un portavoce di Google dice a Techcrunch:

«[Niantic] è pronta ad accelerare la propria crescita, diventando una società indipendente, cosa che li aiuterà ad avvicinarsi a investitori e partner nel mondo dell’intrattenimento. Saremo contenti di continuare a sostenerli mentre porteranno esplorazione e divertimento ad ancora più persone nel mondo».

Stessi toni: vuol dire che qualcosa bolle già in pentola.

E infatti, due mesi dopo, Google, The Pokémon Company e Nintendo (eccoli, i nuovi partner!) investono su Niantic 20 milioni di dollari (che dovrebbero diventare 30). Per fare Pokémon GO. Nel frattempo, nel 2014, Google e la Pokémon Company avevano già fatto le prove tecniche di trasmissione: il 1° aprile, giorno dei pesci d’aprile, Google aveva riempito le proprie mappe di Pokemon. È più che lecito, oggi, pensare che fosse un test. O che in quell’occasione nascesse il concept del gioco.

Pokemon Go PlusIl design di Pokémon GO Plus (uno strumento per videogiocatori, indossabile, in vendita a 34,99 $ e già esaurito, come se non bastasse, è un mix fra il logo dei Pokémon e il “segnaposto” di Google Maps.

A sottolineare ancora una volta l’enorme legame fra Google e questo gioco.

Google punta sulla realtà aumentata. Lo fa attraverso una compagnia che ha “incubato” e utilizzando un marchio arcinoto e transgenerazionale come i Pokemon. Lo fa creando un gioco-social network.

Lo aveva detto, del resto, il Presidente e CEO della Pokémon Company, Tsunekazu Ishihara: «L’investimento strategico in Niantic pone le basi per un’esperienza social in mobilità che il mondo non ha mai visto prima».

I dati importanti, allora, non sono i numeri di download o il tempo di permanenza sulla applicazione (quelli li valuteremo poi fra qualche mese). Il dato importante è che Pokémon GO fa parte della lotta fra Google e Facebook e che riposiziona in qualche modo Google nell’universo social. Un universo nel quale si pensava che non potesse più competere con Facebook.

Così, ecco che non ti puoi loggare con Facebook per scelta esplicita: l’unico motivo per rinunciare ad un volano di viralità come il social di Zuckerberg sta nelle finalità di Google.

È Google, attraverso Niantic, che si tiene i dati dei giocatori (perché dovrebbe darli a Facebook? Il rivale ne ha così tanti…). È Google che apre a nuove possibilità di mercato (pubblicità e marketing in app, più ancora che acquisti in app, ma anche eventi dal vivo) e si posiziona in maniera strategica – senza esporsi direttamente ma solo come investitore, mettendosi al riparo da figuracce come quella fatta con Google+ – in un mondo, quello della realtà aumentata che non è un’idea nuova ma che, grazie ai Pokémon, è diventato pop.

Ecco. Mentre filosofeggiamo sull’opportunità o meno di giocare a Pokémon Go, mentre ridiamo di chi lo fa o di chi ride di chi lo fa, mentre ci preoccupiamo – forse giustamente? – di quanto diventi sempre più pervasiva la tecnologPokemon Goia nelle nostre vite e di quanto tempo passiamo a lavorare gratis per le Over The Top (è quel che si fa quando si usa Facebook o quando si gioca a Pokémon GO, anche se è qualcosa che ci piace fare), ricordiamoci anche che siamo dati nelle mani di grandi compagnie che si contendono il futuro.

Pokémon Go è parte di questa guerra, ed è una mossa sulla scacchiera del mondo interconnesso che pone Google in una posizione molto interessante. Vedremo come (e se) risponderà Facebook. Il primo punta tutto sulla realtà aumentata. Il secondo diceva di voler puntare sulla realtà virtuale: è tutto da dimostrare, se la realtà virtuale possa o meno diventare virale.

Ora catturiamo pure i nostri Pokémon. Ma conoscendo il contesto.

(Alberto Puliafito)

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